
di Arturo Ciullo
Il Benevento, tra il malumore generale, impatta al Vigorito con il Sorrento, sprecando ancora una volta l’occasione per poter agganciare il Catania ed avvicinarsi alla capolista Salernitana, entrambe fermate sul pareggio nelle loro rispettive gare in trasferta.
Uno sciagurato finale di gara “corona” una settimana da incubo, iniziata con la sconfitta di Catania e proseguita mercoledì scorso nel turno di Coppa Italia con la pessima figura rimediata in quel di Giugliano.
Il tecnico sannita conferma lo stesso modulo, ma deve rinunciare a Salvemini e Prisco, due pedine al momento insostituibili, entrambi “out” per problemi fisici. Dà spazio, quindi a Mehic, autore di una buona prova ed al “quasi debuttante” Mignani, apparso dinamico ma poco incisivo.
Prima parte della gara che vede il predominio territoriale dei sanniti i quali tuttavia, pur trovando la rete del vantaggio, esprimono un gioco eccessivamente lezioso e non riescono a chiudere i giochi con la dovuta “cattiveria”. Dall’altra parte, invece, i “costieri” si sono limitati a gestire quasi esclusivamente la fase difensiva, senza mai, in pratica, impensierire la difesa sannita.
Nella ripresa abbiamo assistito innanzitutto alla “farsa” del FVS, richiesto per lo più per attenzionare situazioni inutili, e che ha causato continue interruzioni di gioco e di ritmo-partita. Nel momento migliore, il Benevento riesce anche a farsi del male da solo, mancando una colossale occasione per raddoppiare e chiudere la partita ad opera di un Tumminello (nel frattempo subentrato a Mignani) che riesce a sbagliare l’impossibile mancando incredibilmente, ad un solo metro dalla linea di porta e per ben due volte nella stessa azione, la rete del potenziale raddoppio che avrebbe in pratica chiuso la partita. Sono seguiti, poi, altri episodi a sfavore della Strega. Dapprima una discutibile espulsione di Ceresoli (in precedenza già ammonito) che lascia il Benevento in inferiorità numerica per l’ultima mezz’ora di gara. Poi, in pieno recupero, a soli due minuti dal fischio finale è andata in scena la “sagra dell’orrore”, con la folle scelta di Ricci che s’è reso autore di un avventato ed impreciso appoggio all’indietro al portiere Vannucchi il quale ha “completato l’opera” regalando all’avversario un pallone da mettere soltanto in porta.
Riflessioni sulla gara.
Il Benevento, lezioso e prevedibile evidenzia, ancora una volta, l’incapacità di saper chiudere le partite.
Chiunque subentri non incide, ed è praticamente una costante. Se è vero che da più parti si sbandiera che il Benevento ha una rosa di valore, sta soltanto ai protagonisti doverlo dimostrare, e soprattutto quando sono chiamati in causa a partita in corso. I continui approcci sbagliati (vedi, ad esempio, quelli di Ricci e Tumminello ieri, ma anche la figuraccia rimediata a Giugliano dalla presunta “seconda squadra forte”), devono essere motivi per una seria ed approfondita riflessione.
Le reti subite fin ora, poche ma pur sempre determinanti, sono quasi sempre state frutto di errori di reparto a cui, nella partita di ieri, va aggiunta anche una disattenzione generale. Ciò denota non solo una scarsa attenzione, ma anche la totale incapacità di gestione dei momenti che non si addice a calciatori esperti o ritenuti tali.
Al momento la gestione del goal sembra essere un affare a tre (Salvemini – Manconi – Pierozzi).
I calci piazzati, fondamentali nel calcio di oggi, hanno un resa nulla.
Le scelte tecniche o tattiche da parte di Mister Auteri (la cui figura abbiamo fin qui sempre sostenuto) lasciano non pochi dubbi. Occorrono valide alternative alla scelta (unica) di puntare sugli “strappi” di Lamesta (apparso ieri in calo) o non avere soluzioni tattiche diverse dal solito modulo che ormai tutti gli avversari conoscono a memoria.
E’ evidente che ci sono calciatori dai quali non si può prescindere (Maita, Scognamillo, Salvemini, Lamesta); è arrivato, tuttavia, il momento in cui tutti si assumano le proprie responsabilità.
Sono stati scelti per questo.
Faccio un passo indietro, per tributare un applauso ai tifosi che hanno seguito la difficile trasferta di Catania e successivamente la gara infrasettimanale di coppa a Giugliano, soprattutto per i cori incessanti di incitazione fatti alla squadra.
Se si vuole, come si vuole, recitare un ruolo da protagonista in questo campionato si devono mettere in campo, oltre a qualità tecniche ed umane, anche personalità e “mestiere”.
Il resto sono parole gettate al vento.
Questa rosa, pur da “puntellare”, esprime profili interessanti che vanno valorizzati. Perchè ciò avvenga è tuttavia fondamentale l’apporto dei più esperti, che devono fare e dare molto di più. Mi riferisco, in maniera particolare, ai vari Ricci, Tumminello e Della Morte. Sono stati disputati già dodici turni di campionato: il tempo dell’attesa è finito!
E adesso testa alla difficile trasferta di Foggia. I satanelli non stanno vivendo un momento favorevole, ma vorranno a tutti i costi (… e con ogni mezzo a loro disposizione) cercar di fare uno sgambetto alla Strega. E’ importante affilare le armi e prepararsi ad una gara complessa.
Noi ci saremo, come sempre, con il cuore.
Forza Strega!

3 Novembre 2025 di Redazione

