
Ci sono pareggi che valgono più di un semplice punto in classifica.
Sono quelli conquistati quando tutto sembra ormai compromesso, quando il tempo scorre inesorabile verso un epilogo infausto.
Il gol arrivato al 92’ racconta proprio questo: la capacità della squadra di crederci fino alla fine e di reagire ai “colpi dell’avversa fortuna” .
Detto in “soldoni”: è un Benevento che non molla mai, ed è un segnale importante, forse addirittura il più importante all’inizio di un campionato.
Contro un Sudtirol sceso al Vigorito con il chiaro intento di “primo, non prenderle”, finisce 1-1. Ma il risultato racconta solo in parte la storia di una gara nella quale ad emergere è stato soprattutto il carattere della squadra di mister Floro Flores.
Quando ormai la partita sembrava indirizzata verso una seconda, amara sconfitta casalinga consecutiva (anch’essa, al pari della prima contro il Modena, a mio avviso immeritata), un’ultima spinta, la determinazione di continuare a cercare il gol con caparbietà e la capacità di restare mentalmente dentro la partita hanno prodotto l’episodio decisivo. Ci ha poi pensato, dal dischetto, un “glaciale” Ciccio Salvemini, a non tremare e sfondare letteralmente la porta di un incolpevole Plizzari sferrando un tiro potente e preciso, imprendibile, da rigorista “di razza”. Immaginiamo soltanto il “peso” di quel pallone e cosa dev’essergli passato per la testa in quei tre, interminabili minuti che lo hanno separato dall’esecuzione, sotto la “sua” curva, con gli occhi puntati e la pressione di un intero stadio addosso, solo con se stesso in cerca della massima concentrazione. Sapeva che “non poteva” fallire. E non ha fallito. Ci vogliono gli “attributi”… eccome se ci vogliono!
Il momento del pareggio ha esaltato e fatto emergere lo spirito di gruppo. In una situazione che avrebbe potuto generare frustrazione e rassegnazione, la squadra ha invece trovato le energie giuste (per alcuni giocatori addirittura fino allo sfinimento, considerata anche l’afa opprimente), il carattere e la determinazione. Nessuno ha smesso di crederci, e proprio questa mentalità ha permesso di arrivare all’ultimo assalto con la convinzione di poter ancora cambiare il risultato. Tutti, nessuno escluso, anche i subentrati, seppur per i soli 10 minuti che sono stati loro concessi.
Il gol del pareggio in pieno recupero è così diventato la fotografia di una squadra unita, di un gruppo coeso. Non soltanto per l’esultanza che ha coinvolto tutti (allenatore, panchina, dirigenti, accompagnatori ecc,.) ma per tutto ciò che l’ha preceduta: la voglia di aiutarsi, di restare dentro la partita e di continuare a lottare anche nei momenti più complicati, in cui anche la sfortuna (e la fortuna dell’avversario, diciamocelo apertamente!) sembravano accompagnarti.
È stata, insomma, una risposta collettiva, costruita attraverso il sacrificio di tutti.
Il Benevento ha continuato a crederci, ha mantenuto la concentrazione e ha trovato nel finale la forza per agguantare (e riaprire) una partita che sembrava ormai compromessa. Un atteggiamento che racconta di un gruppo capace di rimanere unito anche nelle difficoltà.
Un atteggiamento che va oltre il risultato finale. Perché conquistare un punto all’ultimo respiro significa dimostrare di avere carattere, ma soprattutto di possedere una mentalità condivisa.
Ecco, è proprio (e solo) questo aspetto che ci tenevo a sottolineare. Perché è da qui, a mio avviso, che bisogna partire per analizzare in maniera corretta l’inizio di stagione della Strega.
Voglio dire: siamo soltanto alla seconda giornata di campionato e appare decisamente prematuro avventurarsi in giudizi definitivi su questioni tecniche, su equilibri di squadra o su prospettive di stagione. Così come trovo prematuro, oltre che decisamente fuori luogo e logica, esprimere giudizi sui singoli interpreti, allenatore e dirigenti compresi.
Ci sarà tempo per valutare modulo, allenatore, giocatori, condizione e qualità del gioco con maggiore cognizione di causa. Ma occorre attendere qualche partita in più, e soprattutto valutare il rendimento della squadra negli incontri in trasferta, ad iniziare da quello (complicato non foss’altro per il fattore ambientale) di Ascoli sabato prossimo, che sarà il primo della stagione.
Dopo appena due partite, più che emettere sentenze (ed i social ne sono- purtroppo- già pieni!), è opportuno osservare i segnali che arrivano dal campo sotto forma di “reazione” della squadra.
Il pareggio di Salvemini al 92’ non cancella, ovviamente, ciò che sembra non aver funzionato al meglio e che quindi necessita di lavori di “miglioramento e perfezionamento”. Così come non trasforma un pareggio in una vittoria. Ma rappresenta una risposta importante sul piano caratteriale, elemento determinante alla base dei migliori risultati sportivi. Quando una squadra riesce a trovare energie e convinzione nel momento più difficile, significa che all’interno del gruppo esiste una componente di determinazione sulla quale poter costruire una promettente stagione, al di là del valore dei singoli e della squadra nel complesso.
Il campionato è appena iniziato.
E per una stagione appena iniziata, forse, è proprio dallo spirito di gruppo che vale la pena partire e costruire, magari, un futuro successo in base agli obbiettivi prefissati.
In un campionato difficile e fortemente equilibrato come la serie B, il “gruppo unito” rappresenta un fattore da tenere in forte considerazione, un valore aggiunto che va addirittura a sovrapporsi, secondo me, al valore tecnico della squadra e dei suoi interpreti.
Se alla base non c’è un gruppo unito e coeso, puoi avere in campo tutte le “figurine” di questo mondo, ma non vai da nessuna parte! E la storia del calcio che ce lo insegna.
Perciò (ed è un invito che rivolgo per primo a me stesso): calma e pazienza!
E soprattutto … buon campionato a tutti!

31 Agosto 2026 di Andrea Bardi

