
di Arturo Ciullo
Pari interno del Benevento contro il Cosenza, in una gara che sin dai primi minuti appare “stregata”. La vittoria del Catania a Latina riduce il vantaggio a nove lunghezze, quando mancano ancora quattro partite al termine del campionato.
Floro Flores propone l’unica novità Caldirola al centro della difesa; purtroppo, però, il difensore centrale è costretto a lasciare il terreno dopo soli 5 minuti a causa di uno scontro fortuito di gioco con il compagno Pierozzi. Al suo posto entra Saio, non schierato nell’undici iniziale.
Un primo tempo arrembante da parte dei sanniti, che sprecano diverse (troppe) occasioni da rete. Si contano – ma è soltanto un esempio – due pali di Tumminello ed uno strepitoso intervento del portiere cosentino, sempre su tiro a rete di Tumminello. Tutte occasioni che avrebbero meritato sorte migliore. Fino a che ancora una conclusione a rete di Tumminello consente a Salvemini il tap-in per il meritato vantaggio del Benevento. Ma, ripeto, troppe le occasioni sprecate per chiudere la partita già nel primo tempo. E così la strana legge del calcio colpisce ancora, ed in pieno recupero della prima frazione di gioco il Cosenza perviene, per puro caso, all’immeritato pareggio, nell’unico tiro in porta di tutta la partita sugli sviluppi di un calcio di punizione dalla tre-quarti campo.
Che il Cosenza non brillasse per qualità di gioco era risaputo ed anche scontato; ma non fino al punto che il tecnico Antonio Buscè decidesse, in pratica, di rinunciare totalmente a giocare. E questo sin dal primo minuto, il che ha reso tutto molto più complicato.
Nella ripresa, gli uomini di Floro Flores iniziano con lo stesso piglio agonistico cercando di sfondare il “muro” eretto dai calabresi, arroccati e disposti su due linee con il chiaro e solo intento di portare via un punto dal Vigorito.
Neanche gli ingressi di Manconi, Carfora e Mignani hanno minimamente inciso sulla gara, che si chiude con un pareggio che lascia molto amaro in bocca ai 6.000 spettatori accorsi a sostenere i propri beniamini.
Queste le mie personali riflessioni:
– l’imprecisione sottorete ha condizionato la gara, ma ancora di più la “distrazione” in fase difensiva che ha causato il pari dei calabresi. E non è la prima volta, purtroppo, che la squadra subisce reti per disattenzioni o per errori di reparto;
– anche in questa gara, come già in quella precedente a Monopoli, la gestione dei cambi da parte del tecnico sannita mi ha lasciato perplesso. La gestione dei due slot nella ripresa mi è sembrata alquanto illogica (ne sarebbe bastato uno, visto che Mignani è entrato soltanto pochissimi minuti dopo il primo slot); così come mi è sembrato azzardato l’utilizzo del giovane Carfora e la rinuncia ad un attaccante di ruolo, in una fase in cui i calabresi s’erano praticamente chiusi nella loro area di rigore. Mi domando perché ci si intestardisca ancora con l’impiego del giovane attaccante partenopeo;
– sugli scudi il giovane Prisco, apparso il più intraprendente e determinato, segno evidente di una maturità ormai “consacrata”.
Ora testa al derby del Lunedì di Pasquetta (scelta di calendario a mio avviso scellerata) all’Arechi di Salerno, laddove i cugini granata vorranno “vendicare” la pesante sconfitta subìta all’andata al Ciro Vigorito. Non sarà affatto una gara semplice, ma sono certo che i giallorossi troveranno il modo di saper gestire al meglio energie fisiche e mentali, e portare a casa quei 3 punti che mancano per chiudere definitivamente i conti al termine di una fantastica cavalcata (anche se in teoria ne servirebbe uno in più, e quindi quattro, per avere la certezza matematica).
Forza Strega!

30 Marzo 2026 di Redazione

