“La montagna ha partorito il topolino”: alla fine è ciò che è accaduto al “Curcio” di Picerno, dove il Benevento di Gaetano Auteri, dopo aver dato lezioni di calcio ha subìto un incredibile rimonta dei padroni di casa, che ha vanificato la pur bella prova dei giallorossi (almeno nei primi 55 minuti).
Un vero peccato, perchè per lunghi tratti e al netto dei consueti errori individuali, la squadra ha girato bene, almeno per 8/9 undicesimi degli effettivi in campo.
Mini rivoluzione nell’undici iniziale, con Talia, Della Morte e Borghini a comporre con i “soliti” il modulo super offensivo attuato dal tecnico di Florìdia. La partita nel suo sviluppo iniziale, ha mascherato le evidenti lacune di giornata. Il goal lampo di un super Salvemini ha messo la gara in discesa e, tra l’altro, l’evidente inferiorità tecnico tattica dei lucani, nulla lasciava presagire sull’esito finale. Il raddoppio, poi, sembrava poter essere il sigillo al risultato che ai più non poteva che essere scontato. E invece…
Talia e Della Morte male: il primo, perchè sembra un inutile doppione di Maita (al quale sembra pestare anche i piedi…) in questa squadra, se non messo in campo in maniera differente. Il secondo è stato ancora assolutamente evanescente, lontano anni luce da una forma accettabile, considerando il livello della squadra. Eppure su di lui c’erano grandi aspettative considerando il curriculum. Borghini, poi, evidentemente non a suo agio anche considerando i cambi di fascia. Per precisare: per me Talia è un talento assoluto e mi dispiace vederlo così, e come rincalzo, almeno in questa fase del campionato.
Le reti degli avversari, due in sette minuti circa, sono uno sfregio alla prestazione ed anche al valore della squadra. Ma sono nate da errori individuali, onestamente inattesi e per certi aspetti inspiegabili. Ma è impensabile subire goal così se davvero si hanno ambizioni di primato. Se vogliamo, poi, anche le reti subite a Crotone, a Casarano ed in casa con la Casertana, sono nate da errori individuali ma soprattutto ad una cattiva gestione delle transizioni negative. Aggiungo che anche i calci piazzati (i corner in primis), stanno rivelandosi il tallone d’Achille del Benevento. Perchè la squadra da centrocampo in su io ritengo che per il gioco espresso sia praticamente al top nei tre gironi, addirittura con eccellenze nei singoli.
Il modulo consueto adottato da mister Auteri, come ogni altro sistema di gioco, comporta i suoi rischi. Non esiste la perfezione, e certamente (ipse dixit…) l’errore a questi livelli ci può stare. L’errore: uno, in 90 e passa minuti, certo. Ma gli errori, reiterati, nell’atteggiamento, nella talvolta inutile e continua ricerca del gioco anche quando la squadra ha già speso tanto e con qualche uomo non al top (eufemismo, soprattutto per quelli subentrati), rischia di trasformarsi in una costante dannosa, oltre che pericolosa.
Certo, è il senno di poi: e, magari, se Ricci non si fosse addormentato e se fosse entrato in campo con un atteggiamento diverso, probabilmente oggi staremmo parlando d’altro. Se, appunto.
Non possiamo non vedere più ciò che avviene sul campo. Una costante auteriana: sostituzioni tardive (e mai prima del sessantesimo di gioco…) che il più delle volte cambiano in peggio il volto della squadra. Cambi che, invece, andrebbero fatti anche dopo 20 minuti, considerando ad esempio (e non ce ne voglia) la prestazione di Della Morte. O la sostituzione di Ceresoli, che non mi sembrava affatto stanco e che, per età e costituzione fisica, potrebbe tranquillamente giocare due partite intere nello stesso giorno… Certo, sempre il senno di poi: ma quel poi è costato già 3 punti in due gare.
È inaccettabile assistere a certi cali di concentrazione. Concedere due reti al Picerno, almeno, a quello visto ieri sera, onestamente va oltre la peggiore delle previsioni. E poi, suvvia, le reti subite non sono soltanto dovute a cali di concentrazione.
Potremmo parlarne all’infinito: un refrain iniziato lo scorso campionato. A me piace chi ha idee solide, chi ha un credo calcistico ed è disposto a rischiare pur di ottenere un risultato importante. Ma in questo calcio moderno sempre più veloce e meno tecnico, bisogna essere molto più pragmatici e meno filosofi. A Picerno, quando si sono avute le prime avvisaglie di qualcosa che non andava, bisognava mettersi a 10 dietro e iniziare buttare la palla in tribuna, se necessario. Non si può pensare di essere così ortodossi rispetto al proprio credo calcistico, perchè altrimenti si diventa presuntuosi, rasentando i masochismo.
La rosa è ampia, ma certi ruoli sono – ahimè – prerogativa di alcuni singoli, almeno in questo momento “storico” della squadra, nonostante la rosa ampia.. E, repetita iuvant, bisognava fare punti e macinare vittorie, in vista dei tanti scontri diretti che ci vedranno (lo spero) protagonisti, nel bene e nel male, già da domenica prossima. Il bel gioco bisogna cercarlo a risultato ampiamente acquisito.
Nessun processo, per carità, il risultato di Picerno è frutto delle scelte, oltre che di alcuni errori individuali. Un punto, invece dei tre meritati… C’è il tempo per rimediare, e dovrà esserci il tempo per effettuare un cambio di mentalità in chiave serie C girone C: altrimenti avremo ancora tante sgradite sorprese, nonostante i goal di Salvemini o le giocate di Maita…

25 Settembre 2025 di Marcello Mulè

