
Andrea Bardi
di Andrea Bardi
Non voglio entusiasmarmi più di tanto dopo la partita di domenica scorsa, ma posso dire di essermi divertito tanto, ma proprio tanto, come non ricordavo da tempo? Qualcuno mi dica dove devo “firmare” perché possa essere sempre così!
Questa Strega 2025/2026 “formato Auteri” darebbe a chiunque un valido motivo per entusiasmarsi, capace, com’è, di imporre con autorità il proprio gioco annichilendo l’avversario senza concedergli tregua, respiro, senza dargli neanche il tempo di pensare. Per poi colpirlo, inesorabilmente, esprimendo un gioco spumeggiante, a tratti spettacolare, come difficilmente si vede a questo livello di categoria.
A mio avviso, tra i motivi per cui la Strega ha potuto, domenica scorsa, esprimersi al meglio ed offrire spettacolo, ve n’è uno in particolare: il fatto che l’avversario, bene o male, abbia voluto giocarsi la partita.
Parto da una constatazione che può sembrare banale: il calcio è un gioco. Ma proprio in quanto “gioco”, esso finisce per complicarsi laddove il tuo avversario di turno adotti una tattica rinunciataria ed ostruzionistica, ed anziché promuoverlo (il gioco-appunto), punti quasi esclusivamente ad impedire che lo faccia tu.
E va dato atto come, sotto questo aspetto, i giocatori del Team Altamura non abbiano praticato, a differenza di tanti loro colleghi già affrontati in precedenza, un calcio esasperatamente rinunciatario ed ostruzionistico, ed abbiano consentito così al Benevento di potersi esprimere su un “terreno” a lui più congeniale.
Detto questo vorrei fare una considerazione, che all’apparenza potrebbe sembrare in controtendenza con la (diffusa) opinione secondo la quale il Benevento non sia da considerare, al momento, una “squadra da trasferta” e, come tale, “fatichi” oltremisura ad ottenere risultati.
Ovvio che limitarsi alla mera lettura dei numeri, intesa come semplice espressione dei punti conquistati in campo “nemico”, non possa che condurre il pensiero in quella direzione. Ma i “numeri”, seppur incontrovertibili per natura, vanno anche analizzati un tantino più approfonditamente.
Bene. I fatti dicono che sono state fin qui disputate le prime nove giornate di campionato, in pratica quasi un quarto del torneo. Di questi nove incontri, il Benevento ne ha disputati quattro al Ciro Vigorito in cui ha ottenuto l’en pleine di vittorie (con una media di 3 punti a partita) e cinque in trasferta, laddove ha ottenuto due vittorie, un pareggio e due sconfitte, con una media di 1,4 punti a partita
Di contro l’attuale capolista Salernitana ha disputato cinque incontri casalinghi (con una media punti di 2,4 – quindi inferiore a quella della Strega) e “soltanto” quattro in trasferta (con un’ottima media punti di 2,5 ma con una partita in meno disputata).
Entriamo, adesso, in un’analisi più specifica, limitandoci ovviamente alle cinque partite fin qui disputate dal Benevento in trasferta.
Nel difficile esordio del campionato a Crotone, al cospetto di una diretta concorrente alla vittoria finale (sarebbe bene ricordarselo, ogni tanto!), in un ambiente tradizionalmente ostico, il Benevento ha offerto una convincente prova di forza e compattezza, dominando in lungo e in largo una partita mai in discussione, che si sarebbe potuta “chiudere” già con largo anticipo nella prima frazione di gioco se fossero state opportunamente finalizzate le tante occasioni da rete create.
Primi tre punti conquistati. E stiamo parlando di una trasferta.
Superata agevolmente la Casertana nel primo derby interno (vittoria tutt’altro che scontata), il Benevento ha dovuto affrontare due impegni esterni consecutivi, il primo dei quali a Casarano. Anche qui, come nella precedente trasferta, al cospetto di una diretta concorrente (la classifica al momento dice questo) i sanniti hanno dominato la partita per oltre 80 minuti, creando una ventina di occasioni da rete purtroppo non finalizzate. Come spesso accade nel calcio, alla prima (ed unica) occasione utile per l’avversario, si è concretizzata la classica beffa. Ed è così che a dieci minuti dalla fine, dopo un’intera partita giocata praticamente in un’unica metà campo, una disattenzione difensiva ha offerto al Casarano l’occasione per passare in vantaggio, prontamente sfruttata dai padroni di casa. Da lì in avanti e fino al termine della partita non si è giocato più a calcio e si è materializzata, così, la prima sconfitta.
Se la definisco “ampiamente immeritata” e frutto di un dannato episodio, non credo di esagerare, a meno che non ricordi di aver visto un’altra partita. Ricordo anche un calcio di rigore (a giudizio dei più, “sacrosanto”) prima assegnato dall’arbitro e poi annullato dal FVS; rigore che, se confermato e trasformato, avrebbe probabilmente scritto tutta un’altra storia.
Ma andiamo avanti.
La settimana successiva, il Benevento è andato a far visita al Siracusa, dove ha trovato la seconda vittoria stagionale in trasferta (sulle tre partite disputate). Tre reti inferte ai locali, primo clean-sheet stagionale e tutti a casa. Niente male. Davvero niente male. Pronto riscatto ottenuto.
Dopo aver giustiziato, nel turno successivo e di nuovo al Vigorito, una pimpante e sbarazzina Atalanta U23, il Benevento si è recato sull’ostico campetto sintetico di Picerno. Anche qui, come nelle due trasferte precedenti, al cospetto di un avversario mai propositivo e interamente arroccato dietro la linea della palla, la Strega è partita a spron battuto, ha sfondato la linea Maginot scientificamente predisposta dal tecnico lucano e si è portata meritatamente sul doppio vantaggio. Ma, anche qui (ahimé, con colpevole “costanza”) ha mancato di finalizzare le (tante) occasioni da rete create che le avrebbero consentito di chiudere la contesa già nel primo tempo.
Poi è accaduto l’inspiegabile: sette minuti di autentica follia, che hanno consentito ai padroni di casa di agguantare un insperato pareggio.
Ma la “follia”, frutto dell’imponderabile e figlia di un momento, non può mai essere considerata un limite tecnico. Quello sì che sarebbe, invece, preoccupante!
Qualcuno dirà: è un limite mentale. E probabilmente non avrà tutti i torti. Ma sul limite mentale, specie se frutto di una follia momentanea, si può intervenire agevolmente. Su quello tecnico, invece, consentitemi di avere dei dubbi sull’avverbio.
Il turno successivo è toccato alla corazzata Trapani presentarsi al Vigorito. Ed anche per lei (la corazzata…) non c’è stata storia, letteralmente asfaltata in lungo e in largo dalla Strega, con una gara sontuosa, quasi perfetta.
Entusiasmo ritornato alle stelle, quindi, e tutti pronti e carichi per la successiva trasferta di Latina
Ed è lì, in terra pontina, che si sono sentite risuonare le prime, reali (e forse uniche) note dolenti.
E’ indubbio come il Benevento abbia disputato, nell’agro pontino (mi sia consentita la battuta, ma il campo di gioco era davvero indecente, ero lì e l’ho visto con i miei occhi), la sua peggior partita dall’inizio della stagione. Supponenza? Sottovalutazione dell’avversario? Eccessiva consapevolezza dei propri mezzi? Convinzione che prima o poi, al cospetto di una squadra effettivamente modesta, il golletto ci sarebbe comunque scappato? Scarsa concentrazione? Scarsa determinazione?
Non sappiamo. Forse un po’ un mix di tutto questo.
Atteggiamento ingiustificabile, certamente, ma ampiamente correggibile nel prosieguo del torneo.
Fatto sta che, nonostante la giornata storta (e ci può stare) il Benevento aveva, comunque, avuto le sue brave occasioni per sbloccare la partita e modificarne il corso.
Ed invece si è dannatamente ripetuto il copione del film già visto a Casarano: unica azione del Latina, dormita difensiva e … la frittata è stata servita. Per finire, il classico “non gioco” con tanto di atteggiamento ostruzionistico da parte dell’avversario fino al fischio finale di un (approssimativo) arbitro.
Alla luce dei fatti, anche questa sconfitta (immeritata) può tranquillamente essere ascritta ad un episodio a sfavore.
Cosa ho voluto dire? Semplice.
I risultati ottenuti in trasferta, accettabili (1,4 punti di media in trasferta non sono proprio da gettare via) ma non sufficienti per un campionato da sicura protagonista, non evidenziano a mio modesto avviso una difficoltà di natura tecnica (il che sarebbe, sì, preoccupante) bensì di natura squisitamente “mentale”.
C’è, inoltre, un altro fattore sul quale bisognerà lavorare per le future trasferte: il “fattore adattamento”. Dovranno trovarsi, cioè, le giuste contromisure (e sarà compito specifico del tecnico Auteri) per adattarsi, appunto, alle insidie dei campi di trasferta per poter superare al meglio gli ostacoli che inevitabilmente continueranno a frapporsi, del tipo terreni di gioco impraticabili o ai limiti dimensionali, gioco ostruzionistico e/o estremamente difensivista dell’avversario.
Ma non soltanto queste le insidie. Se ne potrebbero trovare altre.
Mi vengono in mente, ad esempio, la ricerca spasmodica da parte dell’avversario del calcio piazzato, come pure il suo palla lunga e pedalare, piuttosto che lanciare palloni nell’area di rigore del Benevento a quel che succeda, succeda!”, che egli vede – evidentemente- come valide (e spesso uniche) alternative per crearsi un’occasione da rete al cospetto di una difesa “importante” come quella sannita.
Tutte situazioni di gioco su cui lavorare, in allenamento, con maggior insistenza.
Le impostazioni tattiche quasi esclusivamente difensive non di rado adottate dai “padroni di casa” di turno, in special modo quelli “dotati” di una caratura tecnica di categoria inferiore, sono orientate esclusivamente (o quasi) alla sottrazione di spazi, alla chiusura di ogni linea di passaggio, all’aggressione e all’ingabbiatura di chiunque abbia fra i piedi il pallone, con un pressing asfissiante e sempre con “raddoppi” o addirittura “triplicate”. E se ciò non bastasse, c’è sempre il ricorso al fallo sistematico, spesso non visto o semplicemente tollerato da una classe arbitrale mediocre, come è purtroppo quella di serie C.
Così diventa molto difficile, per non dire impossibile, giocare a calcio. Sono quelle partite che qualcuno definisce “sporche”, e forse lo sono per davvero. Partite spesso sbloccate dalla “giocata” del singolo o sugli sviluppi di un calcio piazzato.
Anche quest’ultima, ad esempio, rappresenta un’alternativa su cui insistere e lavorare con maggior incisività. Sembra che (ma forse è soltanto una mia impressione) a questo “fondamentale” non sia data la giusta importanza. Ed invece nel calcio di oggi esso rappresenta un fattore di offesa determinante, spesso risolutivo.
La serie C è questa, purtroppo, ed il buon Auteri la conosce molto bene. Ci saranno tante altre gare sulla falsariga di quella di Casarano, Latina e Picerno, ed occorre lavorare alacremente in allenamento e trovare il sistema per risolvere e portare a casa le partite sporche. Non sempre si potrà giocare a pallone. Non sempre si potrà esprimere il gioco “arioso” che vediamo al Vigorito. Chi pensa il contrario, dispiace dirlo, mastica poco di calcio. In molti casi occorreranno cinismo e cattiveria (sportiva) per imporre la propria superiorità e sarà necessario “alzare la voce” contro gli avversari più modesti, che ti impediscono di giocare.
Il Benevento è una squadra forte, forse la più forte dell’intero panorama della serie C a livello nazionale e non voglio credere che non sappia trovare i giusti accorgimenti e le giuste contromisure per far fronte a tali evenienze.
Ha la forza e soprattutto – mai come quest’anno – gli uomini giusti per farlo.
Sbaglierò (mi auguro di no…), ma è anche per questo che non sono assolutamente preoccupato e che non credo all’esistenza di alcun “mal di trasferta”.

14 Ottobre 2025 di Andrea Bardi

